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Da’ del ‘fascista’ a Eugenio Minasso e del ‘fucilatore di partigiani’ al defunto padre: a processo a Imperia Sergio Cofferati

Imperia. L’europarlamentare ed ex segretario nazionale della Cgil, Sergio Cofferati, 71 anni, dovrà comparire in aula il prossimo primo luglio davanti al giudice monocratico del tribunale di Imperia, che lo ha citato a giudizio accusandolo di diffamazione per aver dato del «fascista» a Eugenio Minasso, 59 anni, ex deputato e consigliere regionale imperiese di An (poi Ncd) e del «fucilatore di partigiani» al padre di quest’ultimo, Quirino, morto il 18 giugno 2014, in diretta tv.
I fatti risalgono al 19 gennaio del 2015. Nel corso del collegamento da Genova per la trasmissione Coffe Break, condotta da Tiziana Panella e andata in onda su ‘La7’, Cofferati avrebbe affermato: «C’è un grandissimo problema politico, come è evidente, ma c’è un problema etico. Perché se il voto di un fascista non pentito (a questo punto dallo studio chiedono di fare il nome) viene considerato legittimo vuol dire che (viene interrotto di nuovo)».

Poi aggiunge: «Poi c’è stato un signore che voi non conoscete, si chiama Minasso, che è fascista ancora oggi, che ha detto la stessa cosa, ed è figlio di un fucilatore di partigiani (il riferimento è dunque a Quirino Minasso, ndr)». A quel punto la giornalista in studio, Maria Teresa Meli, interviene nella discussione affermando: «Siamo alle colpe dei padri che cadono sui figli», ma Cofferati replica: «”No, no. Il padre faceva fucilare i partigiani, il figlio è fascista: sono due cose diverse. Non deve cadere sul figlio la colpa del padre…».

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