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“Ho comprato in un negozio cinese, ho il coronavirus?”: il panico fuori controllo rallenta il 112

Genova. “In un negozio ho trovato solo articoli prodotti in Cina, ora sono contaminata?”. “Ma visto che c’è il coronavirus sabato sera posso andare a ballare?”. “Aiuto, è passato un cinese e ho subito starnutito: sono infetto?”. Sembrano spunti ideali per uno sketch comico, invece sono le chiamate che da giorni si trovano a gestire gli operatori del 112. La centrale del numero unico d’emergenza al San Martino è infatti il nodo nevralgico da cui parte il meccanismo di gestione dei possibili contagi a livello regionale, ma non tutti ne fanno buon uso. Col risultato che si perde tempo prezioso per aiutare chi ha davvero bisogno.

“In effetti sono giornate bollenti – spiega il direttore Sergio Caglieris -. Domenica abbiamo ricevuto 4.500 chiamate, lunedì ne sono arrivate 5.200. Oggi la situazione, nonostante i casi individuati in Liguria, è già più tranquilla”. Le richieste di aiuto legate al coronavirus si distinguono principalmente in due tipi. “Ci sono i soggetti sintomatici che provengono da aree di rischio o hanno avuto effettivi contatti con soggetti risultati poi positivi: questi li passiamo al 118 dell’area di competenza. Poi c’è chi non ha sintomi, noi li segnaliamo all’Asl che poi li ricontatta e decide cosa fare. In ogni caso diciamo loro di non andare in pronto soccorso, ma di attendere la chiamata dell’esperto di igiene”.

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