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Porto di Genova, Cgil, Cisl e Uil: “Da terminalisti atto incomprensibile”

Genova. “La città sta vivendo uno dei momenti più complicati dal dopoguerra ad oggi: prima la tragedia del Ponte Morandi e poi la pandemia da Covid-19 ben lontana dall’essere sconfitta; a ciò, si aggiunge il problema, peraltro troppo rimandato, della messa in sicurezza delle autostrade liguri ed in particolare del nodo genovese. Le ripercussioni di tali interventi coinvolgono l’intera collettività provocando una serie di effetti drammatici su economia, sui traffici portuali e sui lavoratori genovesi. In questo contesto si colloca purtroppo anche la incomprensibile iniziativa dei terminalisti rappresentati da Confindustria”. Lo dichiarano i segretari di Cgil, Cisl e Uil Igor Magni, Marco Granara e Mario Ghini dopo la proclamazione dello sciopero nel porto di Genova per il prossimo 5 marzo

Quanto avvenuto sembra un ‘Pastiche’ – proseguono i segretari – una lettera consegnata a mano al Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale – forse nell’intento di non darle troppa enfasi – e con un taglio riservato, reso poi noto addirittura a mezzo stampa. Al di là del metodo, a sconcertare è il contenuto. In pratica la missiva contesta punto per punto l’accordo quadro sottoscritto a dicembre scorso anche dagli stessi firmatari della lettera, accordo che per sua stessa definizione presume una mediazione tra le parti con reciproca soddisfazione. Con quell’intesa, terminalisti, Autorità e Compagnia Unica hanno convenuto di chiudere una pagina ed aprirne una nuova che guarda al futuro, senza nascondersi le difficoltà, ma con grande senso di responsabilità da parte di tutti e soprattutto dei lavoratori. Sono proprio quei lavoratori della CULMV e di tutto il Porto, che hanno determinato le fortune del nostro scalo e degli stessi terminalisti, contribuendo ad una crescita, costante, a doppia cifra percentuale, anno su anno. Sono quegli stessi lavoratori che hanno spesso rivendicato attraverso le organizzazioni sindacali di categoria di lavorare bene, in sicurezza, con la certezza del giusto salario e impegnandosi in confronti non sempre facili, anzi, spesso difficili”.

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