Genova. “La polizia tortura i migranti a Ventimiglia”: questa la frase che ignoti hanno scritto sui marmi cinquecenteschi della chiesa di San Luca, nel cuore del capoluogo ligure.
Una frase di denuncia che resta, ad oggi, infondata: non ci sono prove che i poliziotti “torturino” i migranti. A smentire le accuse non sono solo i diretti interessati, ma anche gli operatori degli ospedali locali che non si sono mai presi cura di profughi con addosso segni di percosse o violenze.
“Chi viene picchiato non va in ospedale perché ha paura“, dichiarano da parte loro gli attivisti “no borders”, gli unici che, ad oggi, avrebbero raccolto le testimonianze dirette di migranti sottoposti a torture. E se evitare gli ospedali potrebbe anche avere un senso, sono gli stessi attivisti a smentirsi da soli, quando dicono che un migrante avrebbe bevuto l’inchiostro usato per raccogliere le impronte digitali pur di evitare l’identificazione. Ma le impronte, da anni, si raccolgono con l’ausilio di apposite apparecchiature. Senza inchiostro.
