Comitato Promotore dell’Osservatorio Civico Ligure
GENOVA – La prima iniziativa dell’Osservatorio Civico Ligure è stata dedicata al tema “Regione, enti locali e riforma della Costituzione”. Giorgio Pagano, del Comitato Promotore, nell’introduzione l’ha motivato così: “Per risolvere i problemi del Paese serve una democrazia fondata sul decentramento e la partecipazione, non affidata all’uomo solo al comando… il centralismo non è mai stato virtuoso ed efficiente in passato, tantomeno può esserlo oggi di fronte alle sfide di una società complessa”. Ernesto Avegno, nella relazione, ha presentato le proposte dell’Osservatorio: aggregazione programmata dei Comuni e mantenimento delle “comunità municipali”; mantenimento di un ente intermedio di area vasta tra Comuni e Regione, anche semplicemente associativo; attribuzione di ulteriori funzioni alla Città Metropolitana e sua disaggregazione in Comuni diversi, per avere una propria identità e giustificare la propria presenza accanto al Comune capoluogo; recupero del ruolo originario, legislativo e programmatorio, della Regione, a scapito di ogni competenza gestionale e amministrativa; rivitalizzazione della partecipazione; riforma delle strutture decentrate dello Stato. Pagano e Avegno hanno infine criticato la riforma della Costituzione Renzi-Boschi, che “ripropone il vecchio centralismo e riduce le Regioni a organismi privi di reale economia”.
Matteo Cosulich, docente di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università di Trento, ha condiviso le proposte dell’Osservatorio, a partire dalla critica al “processo in atto di concentrazione del potere”: “per contrastare questo processo servono un nuovo sentimento civico e una battaglia per far ripartire la discussione pubblica… l’ingegneria istituzionale non basta, ma aiuta”. Cosulich ha così proseguito: “L’accentramento statale non è fonte di virtù, come dimostra la storia del nostro Paese… le Regioni non vanno trasformate in enti di amministrazione e di gestione, che rubano il mestiere ai Comuni, ma devono legiferare e programmare, come fanno le Regioni modello… il problema italiano è che non è mai nata una classe politica regionale -che è solo un tassello della classe dirigente nazionale- mentre le Regioni che funzionano, come il Trentino, hanno una classe dirigente locale”. Secondo Cosulich “la dimensione comunale va ripensata, serve un accorpamento”, così come serve “un ente intermedio, graduato sulla base delle diverse comunità regionali”. Mentre per la Città Metropolitana esiste “un problema di riperimetrazione, bisogna mettere in discussione i vecchi confini… la Città Metropolitana non può coincidere con la Provincia, che era nata per occuparsi del territorio non metropolitano”.
