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Bike sharing, in Riviera un’utopia ecologista e democratica o reale possibilità?

Bike sharing, in Riviera un’utopia ecologista e democratica o reale possibilità?

Imperia. Da Ospedaletti a San Lorenzo al Mare passando per Sanremo, Arma di Taggia, Riva Ligure e Santo Stefano al Mare: la Riviera dei Fiori vanta la ciclabile più bella e più lunga d’Europa. Ventiquattro chilometri tra pini marittimi e spiagge di scogli che grazie all’investimento di Area24 rappresentano un volano straordinario per la rivitalizzazione economica del territorio e la valorizzazione delle sue potenzialità ambientali e turistiche. Un’eccellenza usufruita da cittadini e foresti per scopi prevalentemente ludici e sportivi, il cui grande richiamo desta alcune domande che coinvolgono i comuni che su di essa si affacciano. Anzitutto, perché nessuno di questi ha all’attivo quel servizio di bike sharing di gran voga nei paesi del nord Europa, in Francia e in oltre 200 comuni italiani?

Il bike sharing (“condivisione”, “noleggio” della bicicletta), è uno strumento di mobilità sostenibile di proprietà comunale, di cui il singolo cittadino può usufruire dietro il pagamento di una quota associativa e di una tariffa oraria, con l’obbligo di riconsegna della bicicletta al termine dell’utilizzo, presso uno qualsiasi dei punti di distribuzione. Un’organizzazione dai connotati ecologisti e democratici che, contribuendo a cambiare le abitudini dei residenti in tema di spostamento, promuovendo coesione sociale e soprattutto migliorando la qualità dell’aria e dell’ambiente, ha sviluppato dappertutto numeri umani, economici, naturalistici di rilievo. Numeri che in Riviera potranno mai diventare una reale possibilità? Ecco quanto emerge dalle dichiarazioni di alcuni sindaci e assessori dei comuni chiamati in causa.

Circa 5 anni fa, quando ancora ero all’opposizione”, spiega Eugenio Nocita, assessore all’ambiente del comune di Sanremo, “avevo stilato un progetto di bike sharing in continuità all’uso dei mezzi pubblici RT. Dato che la nostra popolazione è molto anziana e dato che il nostro territorio è prettamente in salita, si era pensato che l’utente potesse noleggiare la bicicletta, utilizzarla nei tratti facili o comunque pianeggianti, e qualora fosse stanco oppure dovesse attraversare zone più impegnative, dopo averla ricollocata nell’apposita stazione di servizio, con lo stesso abbonamento potesse usufruire dell’autobus. Il progetto purtroppo non è decollato a causa dell’oneroso investimento economico che avremmo dovuto sostenere, in qualità del fatto, soprattutto, dell’acquisto di biciclette a pedalata assistita necessarie data la conformazione orografica della città. La questione è stata poi riaffrontata e ho contattato addirittura due società che potessero fare un investimento in tal senso. Queste, dopo aver fatto tutte le indagini del caso, hanno convenuto che un servizio capillare di bike sharing a Sanremo fosse sconveniente. Magari fruttuoso durante il periodo di maggior affluenza turistica, quindi da maggio a settembre, ma non durante quello di bassa stagione e comunque il più lungo. La loro risposta? “Non ci esponiamo in una città come la vostra”. Il bike shering è uno strumento al quale il Comune tiene molto, ma purtroppo non dispone delle energie finanziarie che richiede. O quanto meno, non può spenderle in prima persona. Una soluzione potrebbe risiedere in una gestione del servizio a livello provinciale”.

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