Imperia. L’aereo del “Barone Rosso” in un angolo dell’elisuperficie a San Lazzaro, la gloriosa locomotiva su una soletta di cemento in stazione che presto verrà chiusa per quella nuova a Castelvecchio. Ricordi di “Imperiapolis” la gara folkloristica di carretti artistici nata nel 1939. L’aereo addirittura ha l’ala destra praticamente spezzata e molti turisti, ma anche i residenti del parco urbano si chiedono che cosa possa rappresentare per Imperia quell’aeroplanino di plastica. “E’ l’ennesimo esempio di decadenza e abbandono di una città che merita certamente di più”, risponde a distanza Marco Scajola ex assessore comunale che aveva fortemente voluto la gara dei carretti e che oggi è assessore in Regione.

Che cosa rappresentava per la città “Imperiapolis”? “Un evento che richiamava migliaia e migliaia di spettatori grazie alla spettacolarità di una gara che veniva organizzata dai Goliardi Dianesi. Partendo dal Parasio le carrette scendevano lungo le strade cittadine sino a raggiungere la Marina di Porto Maurizio – ricorda Scajola – Una gara di piloti e costruttori, di macchine creative ed ecologiche. Niente motori, solo la forza propulsiva dell’energia creativa dei partecipanti”.
