La Procura Generale di Genova ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello che ha confermato l’assoluzione di primo grado per dieci persone imputate nell’ambito delle indagini dei carabinieri del Ros sulle infiltrazioni delle ‘ndrine calabresi in Liguria denominate Maglio 3. Per tutti l’accusa era associazione a
delinquere di stampo mafioso (‘ndrangheta).
Secondo la Procura Generale “non è necessario manifestare all’esterno il metodo mafioso”. “E’ sufficiente – spiega – dimostrare l’appartenenza degli imputati all’associazione di tipo mafioso per ritenere che gli stessi dispongono o possono avvalersi di mezzi, risorse, strutture logistiche e supporti in misura ben superiore rispetto alle disponibilita’ della singola struttura territoriale di cui fanno parte potendo contare sul sostegno di soggetti calabresi dotati di indubbio spessore criminale, oltrechè sul ‘vissuto’ criminale e aura di intimidazione diffusa che l’associazione è riuscita effettivamente a creare in vaste zone del territorio italiano”.
La tesi della Procura Generale, giá espressa in appello, è “l’unitarietá della ‘ndrangheta con la conseguenza che l’accertamento dell’esistenza del metodo mafioso e delle condizioni di assoggettamento e omertá che ne derivano deve essere condotto avendo riguardo alle modalitá operative e all’estensione territoriale complessiva dell’intera compagine non potendosi considerare unicamente il contesto territoriale in cui è insediato il singolo ‘locale’, come se questo fosse un’associazione a se stante del tutto autonoma e indipendente da
quella insediata in Calabria”.
