Ventimiglia. Non smettono di stupire, per atteggiamenti e comportamenti, i cosiddetti no borders. Da una parte si professano attivisti per i diritti umani e dall’altra – almeno in alcuni casi – dimostrano l’esatto contrario. E’ il caso, davvero deplorevole, di Alexander: un no border noto alle forze dell’ordine e già colpito da foglio di via dalla città di confine.
Dimostrando davvero poca compassione nei confronti dei nove italiani torturati e uccisi a Dacca, in Bangladesh, lo scorso 1 luglio, Alexander ha scritto: “9 italiani di cui non me ne può frega’ de meno! Mio nonno che era un saggissimo, diceva sempre: statevene a casa che non vi succederà nulla”. A chi ha replicato alle sue parole, ha risposto difendendosi: “L’ironia che non viene compresa”.
Evidentemente, il no border, è convinto che su nove morti, torturati per ore, si possa anche scherzare. Alle vittime, così come ha chiarito l’esame autoptico eseguito al policlinico Gemelli di Roma, è stata inflitta una morte lenta e dolorosa, causata da ferite, tagli e mutilazioni provocati da armi affilate, forse machete. Sulle salme sono state trovate anche tracce di proiettile ed esplosivo. Ma nessun colpo di grazia.
