Un “silenzio” e tante parole per le vittime della mafia

Un “silenzio” e tante parole per le vittime della mafia

Genova. “Da questi giovani vengo a prendere la speranza e vengo a prendere la forza per continuare la mia lotta per la verità per la giustizia che è una lotta, purtroppo, senza fine che faro’ fino all’ultimo giorno della mia vita. Per la giustizia e per quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo Borsellino e che non riusci a sentire perché sacrifico’ la sua vita per questo stato”.

Salvatore Borsellino, fondatore del movimento Agende Rosse e fratello del magistrato Paolo Borsellino che fu vittima, come l’amico e collega Giovanni Falcone, delle terribili stragi mafiose del 1992, si rivolge così ai quasi mille giovani che hanno part citato all’incontro sulla legalità, organizzato dalla sezione genovese del movimento al teatro della Corte. “Ci sono stati lunghi anni dopo il 92 nei quali ho smesso completamente di parlare – spiega Borsellino – e l’ho fatto quando avevo perso la speranza. Di parlare a nome di mio fratello che la speranza, nei giovani, l’ha avuta fino all’ultimo giorno della sua vita. Io non sono Paolo, ci ho messo del tempo a capirlo e quando ho capito cos’èra la sua speranza ho ricominciato a parlare”.

Un incontro declinato intorno alle parole legalità, sicurezza e giustizia. “Bisogna insegnare ai ragazzi che le regole e il loro rispetto difendono soprattutto chi è più debole – ha spiegato il procuratore generale, Valeria Fazio – e servono a garantire l’uguaglianza delle opportunità fra di loro”.

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