Sanremo. Sarà un’altra incredibile avventura quella del tassista sanremese Gianni Lorenzi che, ormai indomabile alpinista, si appresta ad iniziare pressanti allenamenti in vista del suo prossimo obiettivo: la catena montuosa delle Ande, alla scalata dell’Inka Wasi, in Perù, tentando nella stessa spedizione anche il Nevado Ojos del Salado che sito, tra Argentina e Cile, con i suoi 6.891 metri è il vulcano più alto del mondo.
La partenza nel 2017: tempi dettati dall’organizzazione dell’evento, dall’allenamento (che durerà 8/10 mesi) e dalla logistica particolarmente difficile poiché il periodo in cui si possono affrontare le Ande è brevissimo. Con Gianni, la sua compagna d’avventura e di vita, Giulia Barli e pochi altri; un’impresa di 4 o 5 alpinisti privati al massimo e che durerà almeno un mese. Una spedizione che era già stata tentata l’anno scorso, fallendo però l’obiettivo per un errato calcolo di tempi e modi dovuti dall’inesperienza degli organizzatori Cai.
“Di equipaggiamento ci porteremo come sempre l’indispensabile”. In ogni caso stiamo parlando di un peso di circa 25 kg a testa. Il gruppo si troverà in territori enormi e sconosciuti, “per questo avremo sicuramente ordine dalle guide argentine, in quelle zone tra l’altro obbligatorio oltreché sensato”. A livello di alimentazione, facendo un buon acclimatamento, cioè partendo dai 3.000 metri e salendo gradualmente, un corpo abbastanza abituato riesce a metabolizzare un po’ qualsiasi cibo anche se, in verità, in quelle situazioni devi andare un po’ a sensazioni assumendo cibi obbligati, come proteine e carboidrati che producono energia, e i ‘premi’, come caramelle o cioccolato (che ha anche il potere di mantenere svegli) che ad ogni obiettivo raggiunto bisogna giustamente elargire anche al cervello. E quando capita che ci devi passare la notte, finisci per dormire in sacco a pelo (magari a penzoloni sostenuti da un chiodo) oppure in una tenda d’alta quota piazzata su una piazzola di ghiaccio, sempre comunque sollevato col busto per evitare la fame d’ossigeno, spauracchio di tanti anche esperti. Ovviamente, per comunicare in zone come quelle i cellulari perdono ogni significato: “Col satellitare, accessibilissimo anche semplicemente affittandolo giusto per quel periodo, i costi delle telefonate sono quasi irrisori”. Partire per una spedizione costa pressappoco 3.000 euro: “Di suo un’alpinista ci mette circa 1.500/2.000 euro mentre la rimanente parte solitamente arriva da ditte e sponsor. – spiega Lorenzi – Un costo relativamente abbordabile, se si pensa che un portatore, c’è da vergognarsi a dirlo (vista ‘immane fatica e ogni volta il rischio della sua stessa vita), costa 1 dollaro al giorno”.
