Cronaca

Una partita Chiti – Pagano sul referendum finito alla pari

Una partita Chiti – Pagano sul referendum finito alla pari

LA SPEZIA – Un “duetto” tra Vannino Chiti, senatore Pd ed ex Ministro ai rapporti col Parlamento nel governo Prodi e Giorgio Pagano Presidente dell’Associazione Mediterraneo ha animato il dibattito sul referendum per la riforma costituzionale al Centro Allende.

Il primo per il sì, il secondo per il no. All’inizio ha preso la parola Giorgio Pagano (organizzatore dell’iniziativa) nel dire che “la Costituzione è la carta d’identità dei nostri più saldi valori e il terreno comune su cui svolgere il dialogo. Oggi la Costituzione non è più guardata come tale. Nello scontro ciascuna delle parti si identifica con la propria Costituzione. Dovrebbe essere auspicabile che il dialogo non sconfini nella delegittimazione dell’avversario”. Quindi Pagano ha spiegato le ragioni del suo no. Per tre motivi fondamentali non si dovrebbe votare a favore del no. Innanzitutto non per essere contro Renzi (non si dovrebbe essere contro solo per una sorta di “dispetto” a Renzi) Non si dovrebbe votare no solo per indebolire il governo. “Il referendum è sulla Costituzione e non su Renzi. La Costituzione, anche se eventualmente modificata, dura tantissimi anni – ha affermato – il governo solo cinque anni”. Ultimo motivo per cui non si dovrebbe votare a favore è perché ce lo chiede l’Europa. Ha poi esaminato le ragioni del no. “Il cambiamento di per sé non è un valore. Meglio restare fermi se è una iattura. Non serve per chiedere forza al governo e iniziare un nuovo percorso. Bisogna partire dai valori della rappresentanza e non della governabilità. Sono per il no anche perché questo governo non è rappresentato. Sono poi a favore dell’autonomia delle Regioni, ma il nuovo sistema dell’elezione del Senato da parte dei rappresentanti regionali così come è strutturato dalla riforma non va bene”. Dopo la parola è passata a Vannino Chiti che ha illustrato le ragioni del sì.

“Innnanzitutto la riforma da alla sola camera il potere di votare la fiducia in modo così da snellire il procedimento per fare le leggi più rapidamente ed evitare il sistema dei decreti legge che proprio in base all’attuale Costituzione dovrebbe essere applicato nei soli casi d’urgenza (e invece ormai è la prassi). Inoltri lasciare alle Regioni il compito di eleggere il Senato non significa togliere il potere elettivo ai cittadini dato che sarebbero chiamati in causa i consiglieri delle città che eleggerebbero i rappresentati regionali. E non è cosa di poco conto che la riforma prevede una netta diminuzione dei parlamentari (da 1000 a 485) laddove gli Usa molto più popolosi di noi ne hanno solo 100. Infine l’attuale progetto di riforma è molto simile a quello prospettato nel 1996 dall’Ulivo su ispirazione di D’Alema che ora è per il no” Un dibattito acceso, per lo più di militanti di sinistra, ha fatto da corollario all’iniziativa. Chi voleva chiarirsi le idee nel dubbio è rimasto per lo più incerto data la forza persuasiva di ciascuno dei due oratori…. Partita finita alla pari dunque.

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