Cronaca

Terrorismo, operazione Taqiyya: nel cellulare di un arrestato il giuramento ad Al Baghdadi

Terrorismo, operazione Taqiyya: nel cellulare di un arrestato il giuramento ad Al Baghdadi

Genova. C’era anche il giuramento di fedeltà a Daeh nello smarthphone di Sakher Tarek, l’algerino di 34 anni arrestato il 27 ottobre nell’ambito dell’operazione Taqiyya della procura distrettuale antiterrorismo di Genova, insieme ai due fratelli egiziani Moustafa Abdel Hakim Antar Hakim e Antar Hossameldin Mostafa Abdelhakim. I tre, insieme a un quarto connazionale fermato una settimana dopo (Hosny Mahmoud El Hawary Lekaa), sono ritenuti responsabili di associazione con finalità di terrorismo internazionale. Sul suo smarthpone, anche immagini di bimbi combattenti, già soldati di Daesh a 8-9 anni, di commando pronti a colpire, di prigionieri con la tristemente nota tuta arancione un momento prima di essere sgozzati.

“A chi è stato guidato da Dio per giurare fedeltà ad Amir al-Momenin (capo dei fedeli) – recita il giuramento – il giuramento di fedeltà non è un semplice insieme di parole da dire ma delle parole seguite da fatti. Nel giuramento di fedeltà diciamo “ ti giuriamo fedeltà nei momenti di difficoltà e di prosperità, e nell’agio e nelle avversità”, però noi non siamo stati sinceri nel nostro giuramento, se fossimo stati sinceri, saremmo diventati dei lupi solitari, visto che le porte dell’emigrazione (hijra) ce le hanno chiuse i tawaghit (i tiranni) in faccia”. Se il giuramento non prova di per sé come consequenza il compimento di atti terroristici – spiegano gli investigatori – è vero che tutti coloro che vanno a combattere o scelgono di compiere atti terroristici in Occidente, prima hanno dovuto giurare fedeltà al Califfo.

Le indagini del Ros coordinate dal sostituto procuratore Federico Manotti hanno consentito di individuare un gruppo, organizzato su base familiare e stanziato tra la Liguria e la Lombardia, che sul web si occupava di diffondere materiale jihadista e di instradare combattenti dal nord Africa in territorio siriano per conto dell’autoproclamato “Stato Islamico” (Daesh).

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