“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici.
L’indimenticato ed indimenticabile Silvio Torre, recentemente scomparso, voce dotta e sapiente della gastronomia ligure (e non solo) iniziò così, nel Grande libro della cucina ligure edito da De Ferrari e scritto assieme a Franco Accame e Virgilio Pronzati, il capitolo relativo al piatto tipico della Pasqua: “Povera torta pasqualina, principale simbolo gastronomico della più grande festività cristiana (la morte e la vittoria sulla morte è infatti evento immensamente più grande della semplice nascita) anch’essa colpita dal fluire sempre più irragionevole della nostra vita: la fretta sempre più ci condiziona, porta a tutto ridurre, semplificare. Prima vittima, appunto, la tradizione. E così che le sacramentali 33 sfoglie di questa classica torta, prescritte dalle cuciniere genovesi del bel tempo andato, sono gradatamente scemate a 20, 10, 8 e anche meno”.

