Cervo. Quando penso a Cervo mi trovo in quel mosaico sovrapposto, in cui le mattonelle del domino cadono dalla scatola.
Eppure è un disordine organizzato subito, ma sciolto come in una cascata, goccia dopo goccia, che subisce un’ulteriore evoluzione assumendo quella compostezza nitida e straniata, proprio di una risacca d’onda di tramontana. È una figura realistico-metafisica, mentre il colore si arricchisce di tonalità più calde e contrastate: giallo, rosa, bianco.
Cervo regala una grande scatola di colori a matita ed a pastello. Il mio desiderio nel descriverlo coglie e mutua un desiderio di Felice Casorati, nel 1911, che scrisse:
