Lo scorso 7 ottobre è ricorso l’anniversario della morte di uno degli autori americani più emblematici, influenti e noti al mondo, indagatore dell’incubo e dell’ignoto, precursore della letteratura dell’orrore e del giallo psicologico, famoso per le sue storie di terrore e mistero capaci di indagare l’animo umano fin nel profondo delle sue oscurità più viscerali: Edgar Allan Poe.
La storia della letteratura è, più spesso di quanto si creda, costellata di tanti piccoli miracoli che sapientemente la intrecciano con quella che non solo è stata ed è definibile cronaca, ma anche con le vite di coloro che, autori accorti, questa storia letteraria hanno contribuito a crearla e renderla tale. Molto spesso infatti tra l’opera e il suo autore scorre un filo sottile, che li lega in maniera indissolubile. Uno degli esempi più belli in questo senso è sicuramente quello che riguarda proprio Edgar Allan Poe. Quello stesso mistero che connota i suoi racconti e i suoi scritti e che l’ha reso un maestro e un pioniere di questo tipo di narrazione, avvolge non soltanto la vita di Poe, ma anche e soprattutto le circostanze della sua morte, fino a far quasi diventare l’autore stesso un protagonista, probabilmente inconsapevole, della sua grandissima opera.
Vediamo nel dettaglio qual è questa storia, mettendo per un attimo da parte tutte quelle riserve e quell’arido senso critico che troppo spesso ci impongono di distinguere tra verità e finzione, e abbandoniamoci anche solo per un istante alle meraviglie di un mondo letterario sconfinato nella realtà. Chi era Edgar Allan Poe? Perché a distanza di 170 anni le circostanze della sua morte fanno ancora discutere?
