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Imperia, Sinistra Italiana-Sinistra in Comune: «La gestione del ciclo integrato delle acque nell’Ato idrico ha raggiunto criticità estrema»

Imperia, Sinistra Italiana-Sinistra in Comune: «La gestione del ciclo integrato delle acque nell’Ato idrico ha raggiunto criticità estrema»

Imperia. «La gestione del ciclo integrato delle acque nell’Ato idrico della provincia di Imperia ha raggiunto una situazione di criticità estrema ed è pressoché ad un passo dal collasso. Le principali società che si occupano della gestione del servizio idrico, in particolare Rivieracqua ed Amat, sono in una condizione di crisi finanziaria che può trascinarle in un default a catena. Le strutture tecniche ed organizzative delle stesse società sono lo specchio di questa crisi, o perché da sempre inadeguate (nel caso di Rivieracqua) o perché segnate da anni di tagli agli investimenti (nel caso di Amat)» – afferma Sinistra Italiana-Sinistra in Comune.

«Ancora più drammatica è la situazione delle infrastrutture della rete idrica che, come testimoniano i frequenti episodi di rotture in particolare nel tratto cittadino imperiese, necessitano di urgenti interventi di messa in sicurezza. Il fosco quadro appena descritto è figlio di una lunga catena di scelte scellerate di cui è stata protagonista la classe politica della provincia di Imperia, sia nel periodo “ruggente” del centro destra imperiese, che in quello consociativo più recente nato con la nuova procedura di nomina del consiglio provinciale.

Per analizzare la parabola negativa vissuta da Amat, società che un tempo era un modello positivo di gestione e dotata di una importante struttura tecnica, bisogna partire dai primi anni 2000 in cui si è abbandonata una visione improntata prima di tutto alla qualità del servizio per rincorrere fallimentari progetti rivolti verso logiche finanziarie di corto respiro. L’operazione di cessione di parte del capitale di Amat ad Iren è stata fatta dal Comune di Imperia solo per avere un po’ di risorse da utilizzare a fini di propaganda e non per supportare un programma di investimenti e rilancio dell’azienda e l’ha messa fuori gioco nella gestione del servizio per i vincoli posti sulle società non interamente pubbliche posti dal referendum sull’acqua pubblica.

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