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… e voilà il Purgatorio

… e voilà il Purgatorio

“Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca. ” Il passo è estrapolato dall’Apocalisse di Giovanni, uno dei testi più inquietanti e discussi del Nuovo Testamento. Nello specifico si tratta del momento in cui Iddio si rivolge all’angelo della chiesa di Laodicea; l’ira del Signore è rivolta a quella squallida categoria di esseri che risultano come un miscuglio di caldo e di freddo, incapaci a risolversi per una delle due condizioni tanto da risultare stomachevoli agli occhi divini e da suscitare nell’estremo giudice una definitiva sentenza: “io sto per vomitarvi dalla mia bocca”. Non è mia intenzione lanciarmi in una disamina esegetica del testo, mi basta immaginare il relizzarsi ai giorni nostri del giudizio universale. Osservo l’infinita moltitudine “dei vivi e dei morti” presentarsi tremante al cospetto di un Dio furibondo. Le ragioni dell’ira divina e le relative fondatezze richiederebbero altri approfondimenti, per ora limitiamoci a darle per giustificate dalla profezia di Giovanni.

“Infine – esordisce il Padre Eterno – alla mia destra i caldi … avete capito bene, i caldi, quelli che hanno amato davvero, che hanno rispettato le passioni proprie ed altrui, che hanno vissuto ogni istante della propria vita con intensità e gioia, coloro i quali hanno saputo essere un perenne alleluia alla vita! Alla mia sinistra i freddi, intuibile a chi mi riferisco, non vi pare? Mi rivolgo a chi ha ascoltato la morte della propria anima con piacere, a chi ha rinnegato la bellezza del creato per celebrare il proprio egoismo, a chi ha creduto di potersi innalzare fino al cielo, agli arroganti, ai violenti, ai crudeli.” A questo punto non posso che osservare lo sguardo di Dio che conta i pochi alla propria destra e gli altrettanto esigui alla propria sinistra, ma che può fare? Così è! “Quindi – prosegue dopo un doloroso silenzio – per voi figli prediletti alla mia destra è in attesa il Paradiso, la felicità eterna, un ininterrotto giubilo di corpo e di spirito – poi, rivolgendosi alla sinistra – e per voi ho predisposto il regno che avete da sempre voi stessi costruito con il vostro agire, un luogo di perenne dolore, di feroce battaglia di tutti contro tutti, la dimore della sofferenza dell’invidia e della frustrazione” Seguirebbe un profondo sospiro di dolore, in fondo, in qualche modo quel Dio arrabbiato ama anche le pessime tra le sue creauture, per poi far tuonare di nuovo la voce del Signore: “E voi che non siete stati né caldi né freddi ma tiepidi … voi che siete la stragrande maggioranza dell’umanità, incapaci di amare e di odiare, di grandi sogni o infime ambizioni, voi mediocri che amate un pochino, maestri delle vie di fuga, incapaci al coraggio e alla responsabilità, per voi non ho dimore e sto per vomitarvi dalla mia bocca”

Mi sembra interessante un rimando all’immensa opera del Poeta: nella costruzione della Commedia il sommo Dante ha organizzato il suo viaggio ultraterreno in tre tappe, l’Inferno, ovvero il mondo dei freddi, per dirla con Giovanni; il Paradiso, la terza parte, quella che conduce alla beatitudine contemplativa, il luogo dei caldi, nel linguaggio dell’Apocalisse. Ma ha collocato tra le due antitesi il Purgatorio! In effetti il vomito di Dio nell’operea dantesca, è riconoscibile nella schiera degli Ignavi, esseri che a detta del grande fiorentino “mai non fur vivi”. Li colloca nell’Antinferno, quando li incontra ne resta annichilito, così si rivolge a Virgilio per avere spiegazioni mentre non può staccare gli occhi dall’orrenda schiera assalita da insetti, una moltitudine che piange camminando su fango e vermi. La laconica replica della sua guida è: “[…] questo misero modo/ tengon l’anime triste di coloro/ che visser senza infamia e senza lodo”: Addirittura nella folla sono riconoscibili quegli angeli che non si schierarono né con Dio né con Lucifero. Ma allora chi sono quelli che popolano il Purgatorio?

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