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Occhi di cane azzurro

“Se posso permettermi il lusso del termine, da un punto di vista ideologico sono sicuramente anarchico. Sono uno che pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio” Sono parole di un nostro grande conterraneo: Fabrizio De André. Certo, il pensiero anarchico è così ampio e multiforme che sarebbe riduttivo pensare di poterlo riassumere in una sola frase, ma l’affermazione di De André centra un aspetto fondamentale: per quale ragione esiste il potere di un essere umano su un altro essere umano? Non sarebbe più saggio ascoltare le parole di San Paolo quando afferma che non potrebbero esserci trasgressioni se non ci fossero regole? In ogni caso è ben radicato nel pensiero collettivo il convincimento che un potere sia indispensabile al vivere in società che altrimenti ognuno perseguirebbe solo il proprio interesse senza curarsi di quello degli altri. In verità mi sembra che ora, in un sistema che si è sclerotizzato sulla logica del potere, gli esseri umani si comportino proprio in quel modo, secondo la regola del più gretto egoismo, e forse la causa è da cercarsi proprio nel sistema che dovrebbe evitare tale atteggiamento! Bene, delle due l’una, o ci si rende conto che l’uomo sarebbe più solidale e attento all’altro senza obblighi in tal senso o si deve ammettere che la logica del potere ha decisamente fallito, in ogni caso si ritorna all’affermazione deandreiana. Come possiamo procedere?

Vi voglio raccontare una antica leggenda sull’origine del potere! Si narra che all’inizio del tempo, proprio nell’istante in cui l’uomo scoprì di sentirsi diverso dagli altri esseri viventi, per una qualche misteriosa ragione i vari organi del suo corpo cominciarono a combattere una assurda lotta per decidere chi dovesse comandare. Per prime parlarono le mani: “È certo che sia nostro diritto, se non addirittura dovere, esercitare il potere sul corpo. Come tutti sanno sono le mani che rendono l’uomo faber, costruttore, manipolatore di materia e quindi padrone delle cose”. Dopo un breve istante di silenzio si sollevò la voce delle gambe: “Certo, il ruolo delle mani è rilevante, come non riconoscerlo, ma che sarebbe l’essere umano senza di noi? Rimarrebbe immobile come un sasso e a ben poco gli sarebbe utile la sua manualità. A buon diritto reclamiamo noi il ruolo di comando”. Non avevano ancora terminato il loro intervento le gambe che si udì il parlare profondo del cuore: “Che dovrei dire allora io, non è forse il mio ruolo imprescindibile? Il corpo morirebbe in pochi minuti se solo non pulsassi ininterrottamente il sangue nelle vene. Credo a ragione di poter esigere di essere il vostro capo”. Fu quindi il turno degli occhi: ”Però è certo che senza di noi nulla sarebbe accessibile all’uomo, a poco sarebbero utili le mani, addirittura pericolose le gambe, ed anche il cuore … a che serve vivere se non si può vedere la luce del sole?” conclusero gli occhi non senza una certa enfasi. In breve tempo ogni organo del corpo cominciò a manifestare la centralità del proprio ruolo esigendo il diritto al comando, uno spettacolo grottesco nel quale tutti parlavano e nessuno voleva prestare attenzione agli altri, fino a che tuonò imperiosa la voce del cervello: ”Adesso basta, troppo a lungo ho ascoltato i vostri deliri, mi vedo costretto ad intervenire. È evidente che sia io il più idoneo al comando, io che sono il gestore del pensiero, io che possiedo memoria e progettualità, io che ho permesso all’animale di sapersi uomo e di elevarsi al di sopra di tutti gli altri viventi, è per … insomma io … ma che succede?” Nel corso del suo intervento il cervello cominciò a sentirsi poco bene, subito dopo le gambe si accorsero di non riuscire più a reggere il peso del corpo, le mani tremavano disorientate, gli occhi videro confondersi forme e colori, il cuore stentava a svolgere il suo lavoro. Nel panico generale si poté ascoltare una voce ben poco elegante che ridacchiando sentenziò: “Permettete che mi presenti, sono l’ano, e non sono bravo con le parole, ma da quando avete iniziato a discutere sono entrato in sciopero ed ora state male e, se non riprendo il mio lavoro, la vostra fine è segnata. Bene, per farla breve, o accettate che sia io a comandare o non ci sarà nulla su cui esercitare il potere”. Tutti gli organi del corpo non avevano più forza per combattere e non poterono fare altro che sottostare al ricatto ed è da allora che, per sempre, chi anela e detiene il potere non può essere che uno s……!

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