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Elogio del dubbio

– “Forse il dubbio è una forma di ignoranza, ma l’arroganza della certezza ne è la garanzia” – “Ne si certo?” – “Forse”. Non si tratta di nonsense o di un dialogo fra alieni, o forse si, ma per certo si tratta di un pensiero “altro”. Finalmente sono riprese le chiacchierate notturne con il caro amico Gershom Freeman e, in questo caso, partendo da una sua frase postata recentemente su facebook. (PS: Gershom mi ha assicurato che avrà piacere di dare l’amicizia ai miei lettori che volessero chiederla) Ancora una volta mi sono divertito a recitare il ruolo del sofista interrogandolo su una affermazione che, mentre elogia il dubbio comunica una certezza, un evidente paradosso logico. La mia provocatoria domanda: “Ne sei certo?” ha suscitato nell’amico scrittore, ma non ne dubitavo, una caustica ed immediata replica: “Forse”. Certo la questione non è stata posta da Gershom per primo, il tema è dibattuto e controverso da quando l’uomo ha cominciato, pensando, ad essere tale e si è sinuosamente mosso tra le estreme antitesi di chi afferma che non può esistere nessuna certezza e chi, al contrario, presuppone la ineludibilità della stessa. Il breve dialogo di apertura sembra intrecciare i due estremi con l’intelligente ironia che si può incontrare nella filosofia di Richart Rorty, cito testualmente da “La filosofia dopo la Filosofia” (la prima minuscola e la seconda maiuscola secondo l’ottica ironica che esprime il testo) : “Uso il termine “ironico” per designare un individuo che guarda a viso aperto la contingenza delle sue credenze e dei suoi desideri fondamentali, uno che è storicista e nominalista quanto basta per aver abbandonato l’idea che tali credenze e desideri rimandino a qualcosa che sfugge al tempo e al caso”

Il rimando al testo di Rorty ci colloca nella filosofia contemporanea, (il pensatore statunitense è scomparso nel 2007) ma interessanti riflessioni al riguardo, come accennavo, risalgono ad epoche lontane. Potremmo partire già 1300 anni prima della nascita di Cristo con un aforisma del Faraone Akhenaton: “La vera saggezza è meno supponente della stupidità. L’uomo saggio dubita spesso e cambia la sua opinione; lo stupido è ostinato e non ha dubbi; conosce tutte le cose ma non la sua stessa ignoranza”. Conosco persone che si gloriano di non cambiare opinione , e chi, purtroppo, non ne ha mai incontrate sulla propria strada? Chiamano questa malinconica forma di imbecillità “coerenza” o, i più ottusi, “fermezza dei princìpi”. È gente che afferma all’inizio di una conversazione: “Parla pure, io non cambierò opinione”. Ma la cosa più terribile è che poi realmente non la cambia, indipendentemente da quale sia il contenuto della conversazione, difesa dall’impermeabilità di una certezza che è tanto granitica quanto fragile, infatti ha le radici ben salde nel terrore di confrontarsi con un “altro punto di vista”. Ovvio, se non vedo altro la realtà è ciò che cade all’interno del mio campo visivo, che poi questo sia estremamente limitato che importa? Sarebbe interessante una riflessione sul mito platonico della caverna, mi impegno sin d’ora con i miei lettori per affrontarlo nei prossimi incontri, ma torniamo al nostro attuale argomentare.

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