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Omaggio alla “perla nera” Pelè: una preghiera ed una canzone per i suoi meravigliosi ottant’anni

Per quelli della mia generazione la frase era diventata un cult e dai campetti di periferia, ai cortili, alle piazzette, agli oratori, durante le interminabili partite la si sentiva dire spesso, specie dopo una giocata strabiliante, un gol fantastico, un gesto tecnico eccezionale a metà tra la bravura e la fortuna .”Ma sei mica Pelè?”. Per noi un mito, unico. Poi verranno Maradona e per stare ai nostri tempi moderni, Messi e Ronaldo. Sembra impossibile ma questo immenso giocatore simbolo, ridendo e scherzando, è arrivato oggi a spegnere 80 candeline.

«Ringrazio Dio che mi ha fatto arrivare a questa età, in salute e lucido» ha detto festeggiando per poi aggiungere: «Spero che quando andrò in cielo Dio mi riceva nella stessa maniera in cui tanta gente mi riceve qui sulla terra, per via del nostro amato calcio». Edson Arantes do Nascimiento, meglio conosciuto come Pelè, alla pari del grande pugile Muhammad Alì (Cassius Clay), è stato l’atleta più intervistato e fotografato al mondo. Conosciuto in ogni angolo della terra. Che con i piedi sia stato un portento della natura è ormai cosa nota da oltre mezzo secolo, meno celebri invece sono le sue incursioni nel mondo della musica. Nella singolare veste di cantante c’è però finito in più di un’occasione, sempre più per divertimento che per intraprendere una nuova professione artistica. Un’attività ripetuta anche in vista del suo compleanno, il 23 ottobre, con il brano “Acredita no véio”, ovvero “Ascolta il vecchio”.

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