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Il porro: una volta vanto di Albenga, oggi sugli scaffali arriva dall’Olanda

La sua storia è antica, veniva già mangiato dalle popolazioni celtiche, anche se la sua diffusione in Europa la si deve ai Romani. Di certo i porri, una Liliacea, parente stretta di agli e cipolle, in Liguria entrano prepotentemente sin dall’antichità, sia nella sua versione selvatica che in quella “addomesticata”, frutto di sapienziali ibridazioni.

La dimostrazione della sua diffusione la si evince non solo dalle tante ricette che vedono il porro protagonista, ma anche dai tanti toponimi che hanno la parola “porro” o “porri” al suo interno, località diffuse in tutta la Liguria, dalla Val Bormida alla Valle Arroscia, per non dire del cognome Porro, diffuso in tutto l’areale ligure. Sono tra i protagonisti, nella versione selvatica, della Cucina Bianca delle Alpi Liguri, Mendatica, Montegrosso Pian Latte, Cosio d’Arroscia e via dicendo, dove vengono utilizzati soprattutto per il ripieno di tortini (le raviore di Montegrosso, ad esempio, dove vengono mescolati ad altre erbe selvatiche), ma anche, con panna e funghi secchi, per condire una pasta semplice, fatta con farina e acqua, chiamata sugelli, sciancui, strappa e caccia là a seconda delle zone, tutte alpine.

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