Parco e Università di Firenze insieme per uno studio sulla lampreda marina

Parco e Università di Firenze insieme per uno studio sulla lampreda marina

Foce del Magra

Il Parco di Montemarcello, Magra e Vara, la Sezione Scienze fisiologiche del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell’Università degli studi di Firenze, e, trait d’union, la lampreda marina. In particolare, il consiglio di Via Paci ha recentemente approvato una convenzione con cui appunto intende legarsi, per un anno e mezzo, all’ateneo fiorentino. Nel testo approvato dall’ente Parco si spiega che “presso la Sezione Scienze fisiologiche del Dmsc si svolgono attività di studio e ricerca relativi al sistema nervoso centrale (locomozione e respirazione) utilizzando come modello sperimentale la lampreda marina (Petromyzon marinus), in collaborazione con il Karolinska Istitutet di Stoccolma. L’Università ha interesse nella lampreda marina come soggetto di studio, sia per la sua particolare collocazione filogenetica che le rende un taxon chiave per lo studio dell’evoluzione del sistema nervoso centrale sia come mezzo per aumentare le conoscenze circa questo organismo chiave al fine di favorirne la conservazione”, sottolineando altresì che “le politiche di conservazione delle risorse naturali, di ricerca scientifica e di divulgazione naturalistica sono al centro della missione di ogni area protetta”.

Nel testo si ricorda inoltre che nella Zona speciale di conservazione Parco Magra-Vara vivono alcune importanti popolazioni di Petromyzontidae, oggetto di specifica tutela, e che il Parco è partner beneficiario nel progetto Life Streams Life 18- Salmo ceTii REcovery Action in Mediterranean Streams, volto al recupero e alla conservazione delle popolazioni di trota nativa mediterranea ed in passato ha realizzato progetti di conservazione e monitoraggio delle lamprede ed in generale delle popolazioni migratici in ambito fluviale, acquisendo conoscenze specifiche sulle loro ecologia e conservazione. Si spiega poi che la collaborazione tra le due istituzioni consisterebbe nella “ricerca di materiale biologico proveniente dalle popolazioni di agnati con tecniche che non comprometteranno la conservazione delle popolazioni oggetto di tutela e che saranno utilizzate per importanti fini scientifici nel campo della fisiologia e della biologia”. Osservando che “l’Università, oltre ad essere scientificamente competente, ha particolari e specifici interessi affinché le ricerche vengano condotte con rigore metodologico e risultino in pubblicazioni scientifiche in riviste ‘peer-reviewed’ e presentate a congressi nazionali ed internazionali”. E il Parco, “in un’ottica complessiva di perseguimento di un interesse pubblico dettatagli dalle norme di tutela della biodiversità per un uso efficiente e valorizzante delle risorse biologiche oggetto di tutela ai fini della ricerca scientifica”, ha offerto la possibilità di cooperare con proprio personale all’organizzazione degli incontri formativi e ai sopralluoghi di ricerca sul campo assieme ai tecnici dell’Università ed altri operatori.

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