“Sguardi da Falconara: Golfo della Spezia, sottocasa”. Al castello di San Terenzo la mostra sullo scoppio di un secolo fa

“Sguardi da Falconara: Golfo della Spezia, sottocasa”. Al castello di San Terenzo la mostra sullo scoppio di un secolo fa

Scoppio di Falconara

A partire da sabato 24 settembre, in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Liguria, si terrà presso il Castello di San Terenzo di Lerici la mostra “Sguardi da Falconara: Golfo della Spezia, sottocasa”. Il percorso, di testi e fotografie, intende raccontare Falconara a partire dalla ferita lasciata nelle famiglie e nella memoria locale a seguito dell’esplosione del Forte, avvenuta il 28 settembre 1922. Memoria che si ripresenta anche a chi frequenta il luogo per una passeggiata o per assistere a una partita di calcio, attraverso le tracce lasciate nella collina da un lato, dall’altro attraverso la visuale che si allarga fino all’orizzonte rendendo prossimo e reale anche ciò che appare più lontano. La mostra è visitabile sabato, domenica e martedì 24, 25 e 27 Settembre 17/20, mercoledì 28 è invece previsto il vernissage 18/20,30.

A due voci
Golfo della Spezia: la casa è nel verde, apre verso il mare, situata nell’esiguo promontorio di Falconara, tra quella Lerici che i poeti romantici hanno amato e una città che difficilmente tenta di appartenere a se stessa. La diga si presenta obliqua per gioco ottico, l’orizzonte con la sua ambiguità concettuale apre e chiude uno spazio improbabile di acqua ed aria. Luogo privilegiato dove lo scandire del tempo ed il mutare delle cose può essere percepito, ascoltato. Anche la quotidianità ha un senso. Questo scenario è leit-motiv e sfondo per la composizione a due voci di Paolo Ghiggini e Patrizia Lombardo, l’uno con la fotografia, l’altra con una narrazione sotto forma poetica, perché le immagini come le parole possano far vivere un luogo, preservarlo per la memoria, proteggerlo dall’indifferenza. L’occhio fotografico apre -consapevole inconsapevole- su panorami in cui le colline, la costa, le nuvole fanno da quinte sul mare del golfo; non possiamo più dire “dei poeti” come, in altro tempo, scrisse Sem Benelli; talvolta una frangiatura effimera di erbe a stelo sottile, ad altezza di sguardo, trama la scena. Porto Venere con il suo profilo segmentato, chiude un orizzonte, le isole sono addormentate nell’acqua. Luci ed ombre non permettono una visione di pacatezza, prevedono mutamenti. Nel mare qualche nave. Dall’ infinito che abbraccia tanto spazio, viene messa a fuoco una foglia che sembra altro da sé, poi, una tessitura vegetale.

Lo sguardo scende fino a terra a “guardare il mondo dalla parte delle radici” in un boschetto di equiseto che chiamiamo “erba cavallina”. La gioia del cane che gioca fermata come una meteora nera. Alcuni fotogrammi di taglio netto, architetture, un parcheggio desolato… segnano una diversità. Paolo si serve della più essenziale caratteristica della fotografia: la capacità di fissare ed isolare, ma come possa catturare la solitudine di uno scenario carico di indefinibili premonizioni rimane il suo segreto. Nell’affabulazione poetica di Patrizia il dentro ed il fuori, il vicino ed il lontano sono senza confini. Si mescolano stralci di memoria, appunti di riflessioni, segni inquietanti del nostro tempo aggressivo. Sono parole che evocano la fragilità e la disarmonia degli uomini… “si sta in attesa che il giorno si compia, si veda cosa ne abbiamo fatto se ha la forma data o un’altra che non sappiamo pensare cerchiamo di capire quale possa essere il nostro posto…”. Lo scenario ed il pretesto muove, come per Paolo, da quel “golfo della Spezia, sotto casa”, dove navi militari, con le loro sigle scritte in rosso, solcano il mare con percorsi quasi sempre uguali, ma che non danno sicurezza. Due voci, due linguaggi, un omaggio per salvare la bellezza.

Giovanna Riu
(curatrice mostra)

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