
Non ero forte in salita, non ero forte in volata, non ero forte neppure a cronometro. Mi arrangiavo un po’ dappertutto. Di certo non ero capace ad andare in bici. Cercavo solo di fare quello che fanno tutti: restare il più possibile in equilibrio per non cadere.
Con questa citazione da Per non cadere. La mia vita in equilibrio (Baldini+Castoldi), l’autobiografia di Gianni Bugno, scritta insieme a Tiziano Marino, si è aperta ieri la chiacchierata con il bicampione mondiale al Museo del ciclismo ‘Adriano Cuffini’ della Spezia, evento che ha richiamato in Via dei Pioppi un numeroso pubblico. Citazione, quella scelta da Luca Natale per avviare l’intervista, che testimonia tutta la nota e sincera umiltà – mai falsa modestia – dell’amatissimo ex corridore monzese. “Non ero uno specialista, mi sono dovuto adattare, è andata bene”, ha spiegato. E quello dell’adattarsi è un concetto che Bugno ha dedicato anche al ciclismo di oggi – “Mi piace, mi adatterei” – senza altresì farsi tentare da alcun retorico nostalgismo che contrappone le due ruote contemporanee ai suoi anni, o a questo o quel passato. Sempre poi sull’oggi, in cui non si scorge un italiano in grado di competere ai massimi livelli: “Ora dopo Nibali c’è il vuoto, ma non dimentichiamo i successi in pista e le donne. Certo, mancano al momento uomini su strada. Speriamo ci sia un ritorno”, ha puntualmente osservato il vincitore del Giro 1990.