La Val di Magra ricorda insieme Castruccio e Bernabò Malaspina

La Val di Magra ricorda insieme Castruccio e Bernabò Malaspina

Fortezza di Sarzanello

Due eventi, tra domani (domenica 8 ottobre) e sabato, aprono squarci di attualità sulla storia della Val di Magra e dell’antica diocesi di Luni in un periodo storico decisivo nel processo culturale e sociale che portò dal medioevo all’età moderna. Bisogna ricordare che la Val di Magra, nel Trecento, era terra conosciuta ben oltre l’Italia, come scrive Dante nella “Commedia” parlando dei “paesi” dei Malaspina: “Dove si dimora per tutta Europa ch’ei non sien palesi ?”. L’importanza sociale ed economica, legata ai percorsi della via Francigena, era però anche fonte di contrasti. Contrasti locali tra i Malaspina, signori del territorio, e i vescovi-conti di Luni, ovvero contrasti tra vguelfi e ghibellini, con le loro diverse fazioni. I personaggi chiave di quel periodo che vengono ricordati in questi giorni, domani a Villa Pratola di Ponzano Magra e sabato in San Francesco a Sarzana, sono appunto un condottiero laico e ghibellino e un vescovo: Castruccio Castracani e Bernabò Malaspina. Si intrecciano in loro da un lato l’asprezza delle lotte, dall’altro le contraddizioni del tempo. Il lucchese Castruccio, benché sia stato a Sarzana e in Val di Magra solo pochi anni tra il 1320 e il 1328, è rimasto nella memoria collettiva locale, tanto che il forte di Sarzanello è ancora conosciuto come “fortezza di Castruccio”. Vicario dell’imperatore Ludovico il Bavaro, il ghibellino Castruccio venne scomunicato da papa Giovanni XXII, ma in punto di morte ottenne di essere sepolto a Lucca nella chiesa di San Francesco, come in quella omonima di Sarzana aveva fatto seppellire il figlioletto Guarnerio. La tomba di Guarnerio si trova nel transetto della chiesa, dirimpetto a quella del vescovo Malaspina. Al quale, sabato alle 10, verrà dedicata, in quel luogo, una sessione di studio promossa dal centro “Niccolò V” e dalla sezione lunense dell’Istituto di studi liguri, la cui presidente Eliana Vecchi si soffermerà sulla figura del presule. Pur appartenente alla potente famiglia ghibellina della Val di Magra, Bernabò divenne vescovo, grazie anche al fatto di essere imparentato con i Fieschi, e fu di fatto, tra il 1320 e il 1338, l’ultimo dei vescovi-conti insigniti del potere temporale, tolto loro dal Bavaro nel 1328, proprio anche nel nome di Castruccio, morto da pochi mesi. E’ bello dunque vedere contrasti così accesi trovino idealmente la loro composizione nelle “arche del transetto” (Corrado Martinetti) della chiesa francescana, sfidando i secoli non nella guerra, ma nella pace cristiana.
(Egidio Banti)

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