Futuro area ex Enel, a rischio il progetto per la produzione di idrogeno green

Futuro area ex Enel, a rischio il progetto per la produzione di idrogeno green

Destinazione aree ex Enel

Il progetto per la produzione di idrogeno all’interno dell’ex centrale Enel è su un binario morto. E’ questa l’indiscrezione che circola negli ultimi giorni negli ambienti politici ed economici vicini all’azienda. Una voce che non ha ancora trovato conferme ufficiali, ma che rimbalza da più parti e che sembra coinvolgere progetti simili annunciati in altre ex aree di produzione energetica sparse per il Paese. Sembra infatti che la rinuncia da parte di Enel a far parte della filiera dell’idrogeno, che tanto entusiasmo aveva suscitato tra gli Industriali e i cantieri della nautica spezzina, sia parte di una strategia nazionale indicata dal nuovo corso inaugurato dal nuovo amministratore delegato, Flavio Cattaneo.
Se l’indiscrezione sarà confermata non solo il futuro industriale dell’area rischia di essere decisamente impoverito, limitandosi alla sola produzione di energia elettrica con pannelli fotovoltaici, ma anche il tessuto produttivo locale potrebbe subire contraccolpi negativi. Senza contare, inoltre, che rischiano di essere messi a rischio i 14 milioni di euro del bando Pnrr che Enel si era aggiudicata solo pochi mesi fa.
E che dire del protocollo d’intesa siglato a metà giugno, dove venivano definite le destinazioni di alcuni appezzamenti dell’area totale, con tanto di tempistiche di sgombero e messa in opera.
Oltre ai 10 ettari che saranno immolati all’installazione di pannelli fotovoltaici, ai 3,4 di un ex carbonile da dedicare alla logistica e a quello in cui l’azienda prevede di installare i sistemi di accumulo, infatti, era stato stabilito che 1,1 ettari sarebbero stati occupati da uno stabilimento per la produzione di idrogeno green, utilizzando l’energia elettrica prodotta a poche centinaia di metri con fonti rinnovabili. Un progetto, quest’ultimo, che, stando a quanto raccolto da CDS, rischia di non vedere mai la luce.
Non corre alcun pericolo, invece, la concessione di 2,7 ettari a favore di progetti pubblici: si tratterebbe di un appezzamento nei pressi delle ex mense che per anni sono state occupate dal Csoa Rda May Day, un’area nella quale Palazzo civico pensa di realizzare un campo sportivo.
Il tutto è completato da 14,5 ettari, quelli occupato dal cuore dell’impianto, sui quali l’azienda ha in corso una progettazione che lascia la porta aperta a investimenti imprenditoriali di cui al momento non si ha notizia.

Dopo un avvio carico di aspettative dei tavoli di confronto tra istituzioni ed Enel nell’ambito del progetto Futur-e, quando la dismissione della centrale era già in programma, le novità degli ultimi anni, sul fronte del futuro dell’area Enel, si contano sulla punta delle dita. Arrivati all’agognato stop al carbone a fine 2021 grazie a un contesto politico, ambientale ed economico favorevole che pochi mesi dopo sarebbe stato stravolto dalla guerra in Ucraina (che ha a sua volta inciso fortemente nella scelta di Enel di rinunciare alla centrale a turbogas), l’azienda ha avviato la demolizione delle strutture produttive non più necessarie e le operazioni di bonifica dei carbonili, promettendone il cambio di utilizzo nell’arco dei prossimi anni, e ha confermato la demolizione della ciminiera entro la fine del 2025.
Stiamo assistendo a un cambio di rotta simbolico, certo, ma anche e soprattutto obbligato, che non ha portato a quella rivoluzione che si poteva sperare negli anni passati.
Non si può certo dire che ciò che oggi si ipotizza di mettere in piedi al posto della centrale faccia sognare, soprattutto se si considera il valore economico e occupazionale che possono avere terreni a poche centinaia di metri dal porto: fa male pensare che, in assenza di alternative valide, 10 ettari vengano sgomberati e adibiti a fotovoltaico. In pratica senza alcuna bonifica, visto che rimarranno un’area a vocazione industriale.
Qualcosa potrebbe cambiare se verranno avanzate proposte di prospettiva e magari capaci di creare occupazione di qualità nei 14,5 ettari rimasti senza un utilizzo futuro definito.
Al contrario se, come pare, non ci sarà nemmeno la produzione di idrogeno l’area ex Enel sarà soprattutto un rammarico per ciò che poteva essere e non sarà.

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