Merito ed eccellenza

Merito ed eccellenza

pensiero altro 11 ottobre 2023

“Questo misero modo/tengon l’anime triste di coloro/che visser senza infamia e senza lodo[…] Fama di loro il mondo esser non lassa;/misericordia e giustizia li sdegna/non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. I versi provengono, come molti avranno riconosciuto, dal terzo canto dell’Inferno dantesco e descrivono l’innumerevole schiera degli ignavi, esseri incapaci di assumersi la responsabilità di una scelta pur se consapevoli del bene e del male, vigliacchi, inetti. Come non riandare alle terribili parole di Dio pronunciate nell’Apocalisse di Giovanni: “Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”. I tiepidi e gli ignavi non meritano nemmeno il disprezzo di Dio e degli uomini e lapidaria diviene l’esortazione di Virgilio che nella vulgata contemporanea è divenuta, chissà per quale oscuro sentiero, “non ti curàr di lór, ma guarda e passa”. Personalmente riconosco facili parallelismi con gli ignavi assertori del si, inteso come soggetto inesistente del verbo che segue. Quanti consapevoli o, ancor peggio, ottusi affermano grandi verità sorrette da soggetti inesistenti. Ci stanno manipolando, si prendono gioco di noi, ci ingannano con la malainformazione, e via di questo passo, ma se provate a chiedere l’identificazione di un soggetto documentato, ecco che compaiono fantomatici centri di potere o i politici o le multinazionali. Ma torniamo alle persone serie: dicevo di Dante che suggeriva più di 700 anni or sono di non curarsi delle immense moltitudini di vigliacchi che, pure, conducevano una vita degna di quel nome, a loro modo di vedere, magari addirittura rivestendo cariche di prestigio come Celestino V che consumò “il gran rifiuto”.

Un percorso che, pure, ha radici etiche encomiabili, ha rivalutato il numero rispetto alla qualità, per essere esplicito faccio riferimento a un’affermazione che, vado a memoria, dovrebbe essere di Maometto: “se un uomo afferma che un uomo è saggio forse quell’uomo è saggio, ma se mille persone lo affermano quell’uomo è un saggio”. Può essere che all’epoca del profeta una simile affermazione conservasse una sua ragion d’essere, ma oggi si è rovesciato il paradigma, verrebbe quasi da affermare che se qualcuno ottiene il consenso del gran numero è doveroso interrogarsi sul valore del soggetto di tanto successo. Potrei rimandare alle parole di un grande del pensiero del XX secolo, Bertrand Russel: “Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa non è affatto una prova che non sia completamente assurda. Infatti, a causa della stupidità della maggioranza degli uomini, è molto più probabile che un giudizio diffuso sia sciocco piuttosto che ragionevole”, ma il problema è che oggi, alla luce della democratica e onnivora diffusione dei social, le moltitudini affermano qualunque tesi. Sarà facile rastrellare consensi sia per una tesi che per la sua antitesi se si avrà accesso alla visibilità virtuale, quindi, quale potrebbe essere la discriminante? Dante affermerebbe degli uni come degli altri, incapaci di assumersi responsabilità reali e propensi a scelte virtuali, che andrebbero abbandonati nell’anti-inferno, nemmeno degni del traghetto di Caronte. Il “buon Dio” di Giovanni dovrebbe rivedere il lessico ma non la sostanza, l’affermazione apocalittica potrebbe riproporsi così: “Poiché sei facile e stupidamente caldo o freddo non vali più del tiepido e non sei altro che degno di essere vomitato”, mentre Maometto dovrebbe necessariamente ripensare la sua affermazione. Insomma, l’approccio mediatico che confonde merito ed eccellenza si fonda sul numero dei followers e non sulla qualità della tesi, d’altra parte la quantità è un dato accertabile, la qualità richiede un soggetto pensante capace di assumersi la responsabilità delle ragioni della propria scelta.

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