Digestore, attivisti tornano a rivolgersi ad Anac e sollecitano sindaci: “Potrebbero affiancare Santo Stefano e Vezzano nel ricorso su Piano rifiuti”

Digestore, attivisti tornano a rivolgersi ad Anac e sollecitano sindaci: “Potrebbero affiancare Santo Stefano e Vezzano nel ricorso su Piano rifiuti”

La piana di Santo Stefano e Vezzano

Nuova iniziativa di comitati e associazioni a contrasto della realizzazione del biodigestore di Saliceti. “Dopo quattro sentenze del Consiglio di Stato, che dichiarano illegittimi gli ‘impianti minimi’ di recupero dei rifiuti urbani individuati nei piani regionali – scrivono in una nota Gianfranco Damiano per Italia Nostra, Fabrizia Giannini per Acqua Bene Comune, Demetrio Macheda per No biodigestore Saliceti, Carlo Ruocco per Sarzana, che botta! e Rino Tortorelli per Cittadinanzattiva – e che ribadiscono la regola ‘inderogabile’ dell’affidamento mediante gara pubblica di tutti i servizi, abbiamo ritenuto di assumere nuove iniziative per contrastare il progetto di biodigestore di Saliceti. Sicuramente l’Anac, autorità che vigila sugli appalti, conosce le quattro sentenze. Siccome ci ha informato di avere aperto un’istruttoria su tutti gli argomenti che abbiamo proposto alla sua attenzione in quattro anni, abbiamo ritenuto di sottolineare i passaggi delle sentenze che si attagliano al ‘caso Saliceti’. Analoga iniziativa l’abbiamo assunta nei confronti del Ministero dell’Ambiente, che ha inserito il progetto di Recos al primo posto della graduatoria dei finanziamenti del Pnrr per gli impianti di rifiuti, delle Corti dei Conti e delle autorità europee che vigilano su appalti, concorrenza e finanziamenti”.
Proseguono comitati e associazioni: “La nostra determinazione è dettata da due motivi. Il primo: non abbiamo mai condiviso la tesi di chi sosteneva che la sentenza del Consiglio di Stato favorevole a Recos fosse tombale. All’attenzione dei giudici amministrativi non è mai stata posta la questione della gara europea del 2016, il cui contenuto è stato stravolto proprio per l’impianto Forsu provinciale. Il secondo motivo: nonostante Regione e Provincia siano a conoscenza dell’azione di Anac e delle sentenze del Consiglio di Stato su impianti minimi e corrette regole della concorrenza e degli appalti, continuano a comportarsi come se nulla stesse accadendo. Eppure quelle quattro sentenze del Consiglio di Stato dovrebbero consigliare prudenza, così come la circostanza che la Commissione europea delle Petizioni, come Anac, abbia ritenuto meritevoli di accurate valutazioni i rilievi da noi mossi su appalti, libera concorrenza e fondi Pnrr”.

“Il Piano regionale dei rifiuti individua quello di Saliceti come ‘impianto minimo’ per soddisfare un bacino d’utenza che va da Santa Margherita Ligure a Luni, idoneo a smaltire 60.000 tonnellate di rifiuti organici e di verde, cioè il fabbisogno di metà Liguria”, scrivono ancora gli attivisti, per i quali “così formulato il Piano costituisce per i comuni del Levante ligure una sorta di ‘precetto’ di conferire tutta la loro Forsu a Recos, società individuata come gestore in virtù della gara europea del 2016. Ma quella gara non aveva come oggetto un biodigestore a Saliceti da 90.000 tonnellate totali, ma un impianto a Boscalino da 26.000 tonnellate”. Damiano, Giannini, Macheda, Ruocco e Tortorelli concludono osservando che “le sentenze affermano un altro principio: i Comuni nello smaltire i rifiuti urbani devono rivolgersi al migliore offerente sul mercato attraverso gare, in modo da garantire ai loro cittadini minori tariffe Tari. I Comuni spezzini pagano già lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati, destinati al Tmb di Saliceti, 181,5 euro a tonnellata. Un costo pazzesco che non ha uguali in Italia. Come è composto quel costo? E la Forsu? Attualmente viene imballata a Boscalino e smaltita fuori provincia al prezzo di 110 euro a tonnellata. Anche questo è un prezzo fuori mercato. Sarebbe opportuno che i sindaci informino i cittadini sulle tariffe e la loro origine senza limitarsi a inviare bollette Tari sulla base di quello che comunica Iren. E sarebbe altrettanto opportuno che stimolino i loro uffici legali a leggersi le sentenze del Consiglio di Stato. Potrebbero affiancare i comuni di Santo Stefano e Vezzano nel ricorso al Tar contro il Piano regionale della Liguria per la parte che crea un monopolio di fatto a Saliceti”.

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