Le rivendicazioni degli ambulanti negli anni Sessanta e la storia di cinque generazioni legate al solito banco dal 1937

Le rivendicazioni degli ambulanti negli anni Sessanta e la storia di cinque generazioni legate al solito banco dal 1937

Clara Foresti e il figlio Adriano Castiglione al lavoro nel banco di Piazza del mercato negli anni Settanta

Sono trascorsi esattamente 62 anni dal giorno della pubblicazione del numero 3 del terzo anno di vita di “Ambulanti”, la pubblicazione riemersa nelle scorse settimane da un cassetto della credenza di Clara Foresti, storica operatrice di Piazza del mercato. Sessantadue anni in cui il mercato è cambiato in maniera radicale, tanto nella struttura che lo ospita quanto nell’organizzazione e nelle fruizione da parte degli spezzini. In quel periodo il Comune stava progettando la costruzione della nuova copertura, che quarant’anni dopo sarebbe stata sostituita da quella attuale. Parliamo di una vita fa, ma a ben guardare qualcosa è rimasto.
Anche allora, infatti, gli ambulanti avanzavano proposte e richieste all’amministrazione che aveva preannunciato i lavori: si chiedeva una costruzione moderna, che consentisse un’organizzazione commerciale funzionale e che agevolasse il defluire dei clienti anche nelle giornate di pioggia, oltre che una pulizia rapida ed efficace. E anche allora, come oggi, si chiedeva al Comune di sistemare la pavimentazione (cosa che sta avvenendo).

Ma, al di là dell’eterno ritorno dell’uguale di nietzschiana memoria, molto in questi decenni è scomparso e rimane solamente nella memoria di chi c’era.
“Sono nato nel ’51 e a un anno ero già al banco, in braccio a mia mamma Clara. Quando ho imparato a camminare, per non farmi andare scalzo ricordo che mi mettevano seduto su un angolo del banco, quasi sempre sopra alle carote in vendita”. A parlare è Walter Castiglione, che prima di emigrare a Torino, ha passato la sua gioventù al banco di frutta e verdura.

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