
Adottato dal Consiglio comunale di Lerici un piano di recupero relativo a circa 85 ettari di un oliveto storico tra la Serra e Tellaro, strumento sviluppato ai sensi della legge regionale 23 del 2018. “Si tratta di un’area in stato di abbandono, dove il degrado evolve giorno dopo giorno per fenomeni di dissesto idrogeologico e presenza di cinghiali. C’è l’opportunità di ripristinare queste aree, un tempo molto produttive, anche a livelli di altissima qualità, e a questi fini l’amministrazione ha avuto l’idea di dare incarico per la redazione del piano che portiamo oggi in consiglio. Una volta approvato, chi vorrà intervenire in questa zona sarà agevolato dal fatto che il piano prevede già quelle condizioni necessarie per attuare il recupero, evitando i complessi iter burocratici previsti in assenza di un piano di questo tipo”, ha detto introducendo la pratica il vice sindaco Marco Russo, il quale ha altresì riferito che “il Comune di Lerici è il primo in Liguria, con la redazione di questo strumento, a dare seguito alle possibilità della legge regionale 23/2018”. Mentre il sindaco Leonardo Paoletti ha sottolineato che si parla di “interventi sotto il profilo agrario e di recupero dell’esistente, tant’è che il piano non va in variante a nulla: non si prevedono azioni per le quali qualcuno possa raccontare di interventi edilizi”, aggiungendo che il piano “è soprattutto attuazione del nostro programma elettorale, nel quale c’eravamo impegnati al recupero degli oliveti”.
Presenti in sala consiliare i redattori del piano – il prof. ing. Antonio Chirico, dr. agronomo Paolo Caviglia, l’arch. Doriano Lucchesini -, che hanno illustrato lo strumenti ai consiglieri. Dopo una rapida introduzione del prof. Chirico, nel corso della quale ha evidenziato che l’obbiettivo principale del piano “è squisitamente quello del recupero agrario dell’uliveto”, la parola è passata all’agronomo Caviglia, che si è soffermato sull’operatività dello strumento. “Abbiamo dovuto esaminare tutta la legislazione vigente, regionale e nazionale, in modo da incastrare tutte le nostre proposte per far sì che il piano potesse essere operativo subito dopo l’adozione”, ha detto, riferendo altresì che l’area in questione, come detto di circa 85 ettari, “per 60 ettari è occupata da terre incolte, mal coltivate o insufficientemente coltivate ai sensi della nazionale e regionale”. Il professionista ha poi spiegato che “lo strumento principale perché il piano venga reso operativo nei confronti di tutti i soggetti interessati a intervenire per recuperare una parte di questo uliveto storico – proprietari, affittuari, eventualmente il Comune – è l’accordo di programma tra le amministrazioni, cioè Comune, Parco di Montemarcello-Magra-Vara, gli assessorati a Urbanistica e Agricoltura della Regione, Soprintendenza; accordo che serve a far sì che tutta la burocrazia legislativa ad ora prevista venga semplificata al massimo, così che l’unica cosa che servirà sarà l’adozione, per ogni soggetto richiedente, di questo piano di recupero agrario, che diventerà un piano di sviluppo a tutti gli effetti”. E nel caso “l’accordo di programma non andasse immediatamente in porto – ha aggiunto -, ad esempio per dei ritardi di alcuni enti, questo non impedirà assolutamente al Comune di essere subito operativo sfruttando la legge regionale 18/1996 sul recupero delle terre incolte e mal coltivate, che permette agli enti pubblici di richiedere tali terreni a proprio nome; enti che in tal caso avranno solo un compito di coordinamento, affidando la coltivazione a richiedenti che si impegnino a operare secondo quanto previsto dal piano di sviluppo. L’ente pubblico quindi diventa affittuario, facendosi poi rimborsare dai conduttori quanto pagato al proprietario del terreno”.