
Petko Hristov ha tagliato il traguardo delle 100 presenze con la maglia dello Spezia in una domenica che difficilmente dimenticherà. Contro la Sampdoria non ha soltanto raggiunto un numero tondo: ha messo un punto fermo in un momento delicato, suo e della squadra, mentre tutto intorno sembra chiedere sangue freddo, lucidità e una forza che va oltre la semplice tecnica. Lo Spezia sta attraversando un periodo complicato, soprattutto dopo la scorsa stagione, quella che aveva portato la squadra a sfiorare l’Olimpo, con il sogno Serie A svanito solo nella finale dei play-off. Ma è proprio in quel campionato che Petko ha vissuto la sua miglior versione: capitano vero, pilastro di una difesa diventata la migliore della Serie B, sempre saldo, mai travolto dagli avversari, quasi in stato di grazia.
Per lui, quella è stata la stagione della rinascita. E non era scontato. Due anni fa rientrava in campo dopo un problema fisico e, invece di limitarsi a ripartire, aveva sorpreso tutti: si era riscoperto giocatore a un livello che non aveva mai toccato prima, fondamentale sin dal primo momento in campo, con un gol pesantissimo segnato ad Ascoli. È diventato uomo, è diventato capitano. Quella fascia l’ha portata e difesa spiegando più volte quanto significato avesse per lui, quanto sentisse addosso i colori e la città.