
“A stretto giro di posta, le “rassicurazioni” della Marina militare, rispetto alla generale indignazione emersa riguardo al raddoppio della base navale spezzina tinta di blu, ricordano un noto adagio: il rattoppo è peggio dello strappo. Nessun intervento diretto sulla discarica di rifiuti tossico-nocivi detta “Campo in ferro”. Rassicurante? Un’affermazione molto grave. Quello che viene millantato come progetto sostenibile della base militare, nella realtà dei fatti non sfiora le condizioni ambientali, ecologiche e sanitarie minime necessarie affinché tale Base possa essere definita realmente “blu”. Questa è la realtà.
Diciamo per un attimo che le questioni etiche non interessino a nessuno. Mettiamo da parte la cementificazione a mare di decine di migliaia di mq di nuove banchine e moli. Mettiamo in soffitta l’idea che la base spezzina diventerà l’hub di un’alleanza atlantica che sta abbandonando la “mission” difensiva ed è sempre più spinta all’aggressione. Alla Spezia la Marina militare occupa un’area di 900mila mq, in totale abbandono e fatiscenza, inquinata e nociva. Amianto, sversamenti, navigli in abbandono da anni, discariche diffuse, edifici inagibili e la perla Campo in Ferro. 25mila mq di rifiuti tossico-nocivi, che dalle caratterizzazioni fatte ad oggi, risulta abbiano inquinato fortemente i fondali. Chi tutela la salute dei cittadini? Chi smaschera la retorica vuota e le dichiarazioni roboanti di una forza armata che continua a pensare di poter disporre della città come meglio ritiene?