
“Voti non me ne do, li darà il campo. Ci abbiamo messo il massimo dell’impegno, il massimo delle possibilità e di quello che si poteva fare in questo mercato, sia per la situazione in classifica sia per gli sforzi della società. Abbiamo convinto giocatori di categoria superiore in una situazione non semplice, hanno sposato una società seria e una piazza importante”. Stefano Melissano affronta la conferenza stampa che ha sancito la fine della lunghissima parentesi invernale del calciomercato rispondendo alla consueta serie di domande sui perché e sui per come è andata. Un mese di lavoro a diverse velocità con una partenza discreta, una fase mediana col turbo e nel finale tanti possibili colpi rimasti in canna, anche perché legati ai voleri dei calciatori, delle società d’appartenenza e dei procuratori: “Ci sono opportunità che cambiano in base al mercato. All’inizio della stagione determinati giocatori non si potevano prendere perché avevano anche aspettative diverse. Poi nel lavoro nei mesi successivi, nato da novembre, alcuni giocatori hanno sposato una situazione differente, aperta con altri scenari. Ogni sessione ha una difficoltà che si valuta al momento, in quel momento le opportunità erano queste. Qualche errore è stato fatto, non si nasconde, ma ci sono situazioni che ci portiamo dietro da una delusione grande che abbiamo fatto fatica a smaltire. Dopo le ultime prestazioni abbiamo fiducia”.
Fin qui il ragionamento generale ma inevitabilmente il discorso non può che scivolare sul mancato arrivo di un bomber dalle referenze certificate. Come mai alla fine davanti è arrivato solo Laurs Skjellerup dal Sassuolo è la domanda delle ultime 48 ore: “Abbiamo cercato alcune punte che potessero cambiare la categoria. In Serie B ci sono stati pochissimi movimenti. Pandolfi all’Avellino, Johnsen per 5 milioni al Palermo, Pierini che è un esterno alla Samp e nient’altro. Pohjanpalo non si muove, Adorante nemmeno. Abbiamo cercato qualcuno dalla serie A, ma fare un cambio tanto per non volevamo. Vlahovic lo ha chiesto il Palermo, Di Serio l’Avellino. C’è carenza di attaccanti che facciano la differenza in categoria e chi lo ha in rosa non lo fa uscire. Se vedevo chi era disponibile per venire qui non aveva uno storico di grandi gol. Abbiamo fatto pochi gol, ma da gennaio abbiamo iniziato a creare di più. Uno dei nostri principali problemi sono stati i gol presi, siamo intervenuti fortemente lì. Consolidando quella situazione, spero che i nostri attaccanti ci diano soddisfazioni”.