
Ancora una giornata di ricerche da parte di Guardia costiera e Vigili del fuoco, ma non vi è traccia del corpo di Michele, come qui tutti chiamavamo il comandante-armatore del peschereccio “Acquario” affondato tre miglia al largo del Faro di Portofino. Quando ci si è resi conto che non vi era più nulla da fare il suo marinaio si è lanciato a mare ed è stato salvato. Lui non ha voluto lasciare la barca che rappresentava tutta la sua vita di duro lavoro. Un gesto il suo che tanti comandanti avevano compiuto nel Novecento. preferendo seguire la sorte delle loro navi. Non si tratta di suicidio, ma di un gesto di scoramento, di disperazione, di sconfitta davanti ai colpi che la vita ci riserva. Il corpo di Michele potrebbe essere chiuso in un locale del suo peschreccio diventato la sua tomba. Sapremo tuttavia nei prossimi giorni se la pressione del fondale a 300 e più metri di profondità e le correnti marine avranno spostato il corpo altrove.