
“La nostra sanità pubblica sta attraversando una delle fasi più delicate degli ultimi anni. E non possiamo più limitarci ad ascoltare annunci, slogan e rassicurazioni: è il momento di guardare ai numeri e alla realtà quotidiana che vivono operatori sanitari e pazienti”. Si apre così una nota diffusa dal Partito comunista italiano della Liguria attraverso Franco Cirillo, esponente della segreteria regionale e del Dipartimento Stato sociale – Sanità del Pci ligure. “La giunta regionale guidata dal presidente Marco Bucci ha scelto la strada dell’accorpamento delle Asl in un’unica azienda regionale presentando l’operazione come una grande riforma di efficientamento – proseguono dal Partito comunista -. Ma la domanda che dobbiamo porci è semplice: dove sono i benefici per i cittadini? Negli ultimi anni la Liguria ha perso oltre 200 infermieri in un solo anno, mentre per mantenere gli attuali livelli di servizio ne servirebbero almeno 700 nuovi ogni anno tra pensionamenti e fabbisogno reale. Mancano almeno 112 medici di medicina generale per garantire una copertura adeguata sul territorio. I pronto soccorso lavorano in condizioni di sovraccarico cronico. I reparti sono costretti a turni massacranti. Le liste d’attesa continuano ad allungarsi. E, mentre il personale diminuisce, la Regione parla di riorganizzazione amministrativa”.
Per il Pci ligure “la creazione dell’Ats Liguria viene presentata come uno strumento per ridurre sprechi e migliorare l’efficienza. Ma il bilancio sanitario regionale registra un disavanzo superiore ai 230 milioni di euro, e non si vede alcun miglioramento concreto nei servizi. Centralizzare non significa automaticamente migliorare; accorpare non significa assumere. Riorganizzare sulla carta non significa curare meglio. Il rischio reale è che si stia inseguendo un presunto risparmio amministrativo mentre si indebolisce la sanità di prossimità allontanando i servizi dai territori e dai bisogni reali delle persone”, si legge ancora.