
Il tempo, quando si parla di ictus, può diventare un nemico. E non è un modo di dire. Perché se la diagnosi oggi è più rapida e completa grazie alle tecnologie disponibili anche all’ospedale Sant’Andrea della Spezia, il nodo resta quello del trattamento dei casi più complessi: quando serve la trombectomia meccanica, i pazienti devono ancora essere trasferiti a Genova, con un viaggio di oltre un’ora di ambulanza. Un intervallo che, per una patologia tempo-dipendente come l’ictus, responsabile di circa il 10-12 per cento dei decessi e terza causa di morte dopo malattie cardiovascolari e tumori, può fare la differenza tra recupero e disabilità permanente.
L’ictus ischemico, la forma più diffusa, è causato dall’occlusione di un’arteria cerebrale e determina la morte progressiva delle cellule nervose. “Il tempo è il primo fattore che ne determina l’esito”, ricordano i protocolli clinici: prima si interviene, maggiori sono le possibilità di salvare il tessuto cerebrale ancora vitale.