Gestire i flussi per salvare le Cinque Terre, il presidente Viviani: “No a visioni catastrofiche sul turismo”

Gestire i flussi per salvare le Cinque Terre, il presidente Viviani: “No a visioni catastrofiche sul turismo”

Vendemmia a Tramonti

Protetta dalla sua posizione, anche l’area di Tramonti riscuote un interesse crescente tra i visitatori. Aspra, fragile e parte integrante del Parco nazionale delle Cinque Terre, questa zona necessita di una manutenzione costante per sopravvivere. In questa direzione va l’accordo triennale siglato tra l’Ente Parco, il Comune della Spezia e le associazioni locali: un’intesa che garantisce 50 mila euro l’anno e il supporto di due manutentori per la cura del territorio.
I progetti però non si fermano qui, puntando a un’evoluzione della sopravvivenza stessa di luoghi abitati prima per necessità e oggi divenuti patrimonio collettivo. Un equilibrio, quello tra passato e presente, dove il turismo gioca un ruolo centrale ma deve adattarsi alla fragilità del paesaggio. Una riflessione condivisa dal presidente del Parco nazionale delle Cinque Terre, Lorenzo Viviani, durante la presentazione dell’accordo.
“Su Tramonti siamo già piuttosto organizzati, ma in generale serve un approccio meno catastrofico sul turismo – spiega Viviani –. I flussi, specialmente durante i ponti, sono ormai una costante consolidata; raccontarli ogni volta con toni sensazionalistici non aiuta a comprendere che questo interesse rappresenta una ricchezza e un motore economico per l’intero territorio. I nostri avi non immaginavano di costruire un patrimonio così prezioso: lo facevano per necessità, per coltivare la terra e produrre vino. Oggi quell’eredità è una nostra responsabilità e può essere in parte condivisa, trasmettendo ai visitatori la consapevolezza di questi territori: attraverso l’acquisto delle card, la loro presenza contribuisce a sostenere progetti di manutenzione, recupero agricolo e per le comunità”.
Il valore di Tramonti risiede proprio nella sua parziale inaccessibilità: “È un’area delicata ma più protetta rispetto ad altre, non essendo raggiunta direttamente dal treno. Come Parco abbiamo imparato che gestire non significa solo limitare. Il senso unico sul Sentiero Verde Azzurro, inizialmente criticato, oggi garantisce sicurezza e un’esperienza migliore. Il turismo è importante perché ci permette di mantenere tutta l’area, a partire dai sentieri, senza dimenticare il sostegno per l’agricoltura. Chi arriva deve percepire chiaramente di trovarsi in un Parco Nazionale, in un paesaggio dove l’antropizzazione ha generato bellezza lavorando in armonia con la natura”.
Lo sguardo si sposta poi sui progetti futuri. “Siamo impegnati su fronti concreti. Oltre al recupero dei terrazzamenti, stiamo lavorando su due sfide fondamentali: il miglioramento delle infrastrutture e la gestione delle risorse idriche. Penso ai nuovi trenini agricoli, indispensabili per facilitare il lavoro sui muretti a secco, e ai sistemi di irrigazione. Senza l’acqua e senza il supporto alla messa a dimora delle barbatelle, l’agricoltura non può reggere. Questi investimenti mirano a rendere il territorio sostenibile nel lungo periodo, garantendo efficienza anche nelle aree che oggi risultano più trascurate”.

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