Cinque Terre, il denaro è necessario ma le idee molto di più

Cinque Terre, il denaro è necessario ma le idee molto di più

Dario Capellini a Cuneo nel primo dopoguerra - archivio famiglia Capellini

Qualche anno fa, a Riomaggiore, nella discussione nata mentre presentavo “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”, la sindaca Fabrizia Pecunia mi chiese a bruciapelo quale era stato, secondo me, il personaggio più rappresentativo dello spirito di quegli anni nel territorio di Riomaggiore a Manarola. Non ebbi dubbi e risposi subito: “Dario Capellini”. Avevo appena raccontato, quella sera, le vicende non solo di Dario ma anche di tanti intellettuali e artisti “foresti” che hanno arricchito quella parte delle Cinque Terre facendola diventare “avanguardia sul mare”, e pure dei giovani protagonisti, nei due paesi, della “contestazione”. Ma il “motore” principale fu Dario. Anche se era della generazione precedente. Così inizia, nel libro, la testimonianza del figlio Bernardo:

Mio padre nacque nel 1921, rimase orfano a sei anni. Mia nonna Norma Rollandi, una povera contadina, fu eroica nel riuscire a dare un’istruzione al figlio, che si diplomò maestro. Poi fece il partigiano in Piemonte e sulle Apuane, lo scultore Nardo Dunchi fu sempre suo compagno. La passione per l’arte gli nacque grazie a Dunchi, a Carrara. Poi fu un’evoluzione nel tempo: voleva conoscere le persone e imparare.

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