
A Rapallo si discute molto, tra realtà e suggestioni, di città insicura, della presenza di compagnie di giovanissimi con comportamenti che spesso sconfinano nella noia o in un clima di violenza gratuita. Un problema generalizzato che va ben oltre i confini cittadini. Nessuno però trova ricette per arginare ed eventualmente prevenire comportamenti anomali. Non esiste una bacchetta magica per incentivare gli adolescenti ad avere atteggiamenti riguardosi e condivisi. Né, accanto alle accuse, si ascoltano proposte.
Riportiamo quindi il pensiero, forse ritenuto ingenuo, di chi, ricordando tornei estivi di calcio, ma anche di pallanuoto, tra stabilimenti balneari, bar, quartieri o associazioni, vorrebbe che oggi venissero organizzati nuovi “campionati estivi”, invitando a parteciparvi anche squadre in rappresentanza delle numerose comunità straniere che vivono in città. I tornei non scatenavano le tifoserie l’una contro l’altra. C’era rivalità, l’ambizione di vincere una medaglia o una cena, ma la gara consentiva di allargare il cerchio delle proprie amicizie. Potrebbe essere un sistema di integrazione e comunque le sfide calcistiche sarebbero monitorate per spegnere eventuali eccessi. Questo non rientra certo nei compiti di un Comune che potrebbe però incentivare anche questo genere di iniziative assunto da associazioni, parrocchie, gli stessi club sportivi. Questo vale anche in altre cittadine della Riviera.