
Il libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza” è stato presentato nei giorni scorsi a Vezzano Ligure, a Pitelli e a Tellaro, in incontri sempre partecipati e “sentiti”.
Roberto Lamma, Roberto Centi e Stefania Novelli, che hanno dialogato con l’autore nei tre incontri, hanno tutti sottolineato il grande fascino del “personaggio” Carando, e l’attualità della sua “lezione” sia politica – la morale al primo posto – sia educativa: la capacità di creare comunità tra giovani e adulti e di superare le distanze intergenerazionali.
Giorgio Pagano ha spiegato così la scelta di riscoprire Carando e di dedicargli un libro:
“Vent’anni fa ho lasciato la politica tradizionalmente intesa perché ero sgomento per la perdita di moralità e spiritualità che la caratterizzava sempre più. Ho scelto di impegnarmi quotidianamente come attivista e come cooperante, e nel contempo di lavorare con una prospettiva più lunga, educativa e culturale: cambiare le idee e le coscienze per cambiare la politica. Come storico ho lavorato sul Sessantotto e ora sulla Resistenza e su Carando: in entrambi i casi esperienze morali che mettono al centro l’educazione, la scuola, la cultura”.
Pagano ha condiviso la tesi dell’attualità di Carando e ha citato il discorso di papa Leone agli studenti della Sapienza: la scuola come comunità capace di costruire e condividere strumenti per desiderare un mondo diverso, la scuola non come istituzione che conservi lo stato delle cose ma come laboratorio di democrazia, il sapere che serve non solo a raggiungere scopi lavorativi ma a discernere chi si è. “Sono esattamente le stesse parole di Carando”, ha aggiunto: “che senso avrebbe formare un lavoratore che però non coltiva la propria coscienza morale?”. Su questi temi si è soffermata, a Tellaro, Aurora Minichini, figlia di Enzo, allievo di Carando al Liceo Costa e partigiano con lui in Piemonte: “la scuola è indispensabile per il pensiero critico”.
Circa la politica, i quattro interventi iniziali nei tre incontri – quelli di Federico Sommovigo dell’Anpi e di Massimo Bertoni sindaco di Vezzano, di Mara Biso dell’Anpi di Pitelli e di Lauro Cabano della SMS di Tellaro – si sono soffermati sul significato dell’ottantesimo del 2 giugno. “Il 2 giugno 1946 eleggemmo per la Costituente politici di alto profilo culturale e dalla indubbia moralità – ha detto Pagano. A loro e a Carando, che probabilmente sarebbe stato insieme a loro se non fosse stato ucciso dai fascisti, si deve fare riferimento come giudizio e sanzione nei confronti di un panorama oggi a dir poco deprimente, in cui la politica ha perso il proprio primato, inabilitata a competere con poteri economici e finanziari, tecnocrazia, sistemi di informazione e soggetti extraistituzionali. Ma anche come speranza che quanto è stato non sia dimenticato e sia di aiuto e stimolo a ricostruire una Politica all’altezza della Storia”.
L’articolo La Tarros conferma anche il 2005 Deri, che rinnova per la prossima stagione proviene da Città della Spezia.