
È stata una Piazza del Vignaiuolo gremita ad accogliere ieri sera Paolo Jannacci e Daniele Moretto, protagonisti del penultimo appuntamento di “FIVE – Il Festival Musicale delle Cinque Terre”, la rassegna tra musica e parole organizzata da Ad Eventi e promossa dal Parco Nazionale delle Cinque Terre e dai Comuni di Monterosso al Mare, Riomaggiore e Vernazza, in collaborazione con le realtà del territorio. Un pubblico numeroso ha riempito la piazza per ascoltare il dialogo tra il pianoforte di Paolo Jannacci e la tromba di Daniele Moretto, in un concerto che ha attraversato jazz, musica d’autore e composizioni originali, senza dimenticare l’omaggio alla straordinaria eredità musicale di Enzo Jannacci. «Rincorro la bellezza – ha raccontato Paolo Jannacci dal palco –. Sono fortunato perché il mio lavoro mi consente di vedere posti meravigliosi come questo». Parole che hanno sintetizzato perfettamente lo spirito della serata: la musica come occasione per incontrare luoghi, persone e storie, in un contesto unico come quello delle Cinque Terre.
Nel corso del concerto non sono mancati alcuni dei brani più significativi del repertorio proposto da Jannacci, tra cui “Solaris”, pezzo jazz strumentale composto dallo stesso Paolo. Ampio spazio è stato dedicato anche alla musica e alla memoria del padre Enzo, uno dei più grandi protagonisti della musica italiana, capace di raccontare la Milano degli ultimi, degli emarginati e degli operai unendo una profonda malinconia a una graffiante ironia. Paolo ha così reinterpretato brani come “Faceva il palo (nella banda dell’Ortica)” e “Vincenzina e la fabbrica”, una delle ballate sociali più intense della musica italiana. Proprio a quest’ultima canzone Jannacci junior ha affidato un omaggio speciale a tutte le donne: «Sono loro il sesso forte, che consigliano, che aiutano, che tengono insieme una famiglia. Dedico questo brano a tutte le Vincenzine». Tra gli omaggi al padre anche “El purtava i scarp de tennis”, un testo particolarmente caro a Enzo: «Un giorno insistetti con mio padre perché mi dicesse quale tra le sue canzoni lo rappresentasse di più: mi rispose questa, aggiungendo “se proprio devi mettermi in croce”».