
Se ti fermi a parlare con quelli che oggi, con diverse primavere in più e tanti capelli in meno, siedono sui seggiolini di gradinata magari in compagnia di un figlio o di un nipote, non ci sono dubbi o tentennamenti di sorta: oltre trent’anni fa, quando erano dei giovanissimi tifosi, la partita con la Reggiana, più ancora di quelle contro Lucchese e Carrarese, era la partita con la p maiuscola. Quella che non si poteva proprio saltare e ti costringeva a chilometriche file davanti all’ingresso dell’indimenticabile club “Piero Bragazzi” con l’agognato compito di accaparrarsi un biglietto. Un pezzo di carta che in quegli anni “ruggenti” aveva decisamente una sua storia a parte. Una rivalità che proprio alla fine degli anni Ottanta, proprio in serie C, e proprio in quel periodo raggiunse il suo momento più intenso: due squadre ambiziose, due piazze calde e lo stesso obiettivo, quello di conquistare il salto di categoria. A distanza di quasi quarant’anni, cambia il calcio, cambiano i protagonisti, ma non muta il peso di una sfida che torna a mettere una di fronte all’altra due squadre costruite per stare ai vertici del girone B dopo averla perduta, sciaguratamente, soltanto una manciata di mesi fa.
Marco Turati è il presente dello Spezia, a lui il compito di scrivere un altro capitolo di questa sfida, nella speranza sia solo uno dei tanti pezzi di un libro che possa, la prossima primavera, raccontare un’impresa sportiva: “Usciamo bene da Pescara, abbiamo capito che con spirito di gruppo e aggressività possiamo non sfigurare anche contro squadre attrezzate. E’ motivo d’orgoglio ma l’abbiamo già archiviata perché tra due giorni ci aspetta una partita tosta e più complicata dell’ultima. Come l’abbiamo preparata? Non conosco ancora bene le personalità della mia squadra, dunque l’impostazione della settimana è stata all’insegna di un’attenzione alta, stimolando i ragazzi anche perché dopo Pescara ci aspetta un altro banco di prova veramente importante”.