
Sarzana, 6 ottobre 1306. Nella piazza della Calcandola, l’attuale ed elegantissima Piazza Matteotti, si compie un passaggio destinato a lasciare una traccia nella storia della Lunigiana e nella biografia di Dante Alighieri. Franceschino Malaspina affida al poeta fiorentino un incarico delicato: rappresentarlo nelle trattative con il Vescovo-Conte di Luni per arrivare alla composizione di un conflitto che da tempo contrappone le due parti. Dante, in quella circostanza, non è soltanto l’autore che di lì a qualche anno consegnerà all’eternità la Commedia. È un uomo immerso nelle vicende politiche del suo tempo, chiamato a mettere la propria esperienza e la propria autorevolezza al servizio di una trattativa. Da Sarzana si muove verso il borgo di Castelnuovo, dove il negoziato approda alla Pace di Castelnuovo, siglata il giorno successivo ed entrare nella storia.
È da questa pagina, concreta e documentata, della vita di Dante che prende le mosse una riflessione ancora attuale: che cosa significa costruire la pace, ieri come oggi? A 720 anni di distanza, la vicenda della Lunigiana restituisce così un Dante meno conosciuto, ma sorprendentemente vicino alla dimensione civile dell’Europa contemporanea. Un episodio che restituisce un’immagine di Dante diversa da quella consegnata principalmente alla letteratura: quella di un uomo coinvolto nella vita politica del suo tempo, chiamato a svolgere un ruolo di procuratore e mediatore in una complessa vicenda di conflitti, interessi territoriali e rapporti di potere. La vicenda è inoltre documentata da atti notarili conservati presso l’Archivio di Stato della Spezia, che testimoniano concretamente il ruolo di Dante nelle trattative. È proprio questa dimensione storica a rendere particolarmente significativa la ricorrenza del 2026: ricordare la Pace di Castelnuovo significa riscoprire non solo il grande poeta, ma anche Dante uomo del suo tempo, protagonista della storia e della diplomazia.